Un pranzo in famiglia.
Una giornata normale. Non per Louis. Non in "È solo la fine del mondo"(Juste la fin du monde).
Ci troviamo in Canada. Louis(Gaspar Uliell) torna a casa dopo un assenza di 12 anni, pronto a rincontrare la famiglia e ad annunciare un cambiamento: forse se ne andrà per sempre.
Ad aspettarlo il fratello Antoine(Vincent Cassel) ,geloso ma profondamente legato a Louis, la sorella Suzanne(Lèa Seydoux) ,che cerca un contatto col fratello mai conosciuto veramente, la cognata Catherine(Marion Cotillard), impacciata e sempre ansiosa e la madre Martine(Nathalie Baye) che glorifica ogni cosa Louis faccia.
Ad aspettarlo il fratello Antoine(Vincent Cassel) ,geloso ma profondamente legato a Louis, la sorella Suzanne(Lèa Seydoux) ,che cerca un contatto col fratello mai conosciuto veramente, la cognata Catherine(Marion Cotillard), impacciata e sempre ansiosa e la madre Martine(Nathalie Baye) che glorifica ogni cosa Louis faccia.
Un incipit semplice, con cui Dolan plasma un film sull' incomunicabilità attraverso il confronto ossessivo tra Louis e gli altri personaggi. Tutto è portato avanti però proprio esasperando l' incomunicabilità: il protagonista sbatte contro i dialoghi e le parole degli altri e viene trasportato da questo vortice di tensione, provando sempre a rivelare il vero motivo per cui è li.
Da tutta la famiglia permea un disagio per la presenza di Louis, ma al tempo stesso si percepisce la voglia di esprimere il loro amore per lui. Il rapporto più interessante, un legame unico e controverso è quello col personaggio di Vincent Cassel, sgarbato, con un complesso di inferiorità nei confronti del fratello, ma contemporaneamente colui che per primo percepisce che qualcosa non va in Louis.
E' il personaggio della Cotillard però che entra più in connessione con Louis. Lei essendo estranea alla famiglia e conoscendo Louis per la prima volta, vede tutto da un' altra prospettiva e attraverso degli sguardi parla con lui, pur essendo loro i due personaggi con meno parole e dialoghi.
Il regista chiude lo spettatore con dei particolari e primi piani, quasi a richiamare il formato utilizzato in Mommy. E' tutto concentrato sugli sguardi. I giochi di luce creano un atmosfera melò che ci accompagna per tutto il film. La scenografia è semplice ma ricca allo stesso tempo. La colonna sonora spazia tra i Blink 182 e una composizione d' archi innalza la tensione nei momenti giusti.
Da tutta la famiglia permea un disagio per la presenza di Louis, ma al tempo stesso si percepisce la voglia di esprimere il loro amore per lui. Il rapporto più interessante, un legame unico e controverso è quello col personaggio di Vincent Cassel, sgarbato, con un complesso di inferiorità nei confronti del fratello, ma contemporaneamente colui che per primo percepisce che qualcosa non va in Louis.
E' il personaggio della Cotillard però che entra più in connessione con Louis. Lei essendo estranea alla famiglia e conoscendo Louis per la prima volta, vede tutto da un' altra prospettiva e attraverso degli sguardi parla con lui, pur essendo loro i due personaggi con meno parole e dialoghi.
Il regista chiude lo spettatore con dei particolari e primi piani, quasi a richiamare il formato utilizzato in Mommy. E' tutto concentrato sugli sguardi. I giochi di luce creano un atmosfera melò che ci accompagna per tutto il film. La scenografia è semplice ma ricca allo stesso tempo. La colonna sonora spazia tra i Blink 182 e una composizione d' archi innalza la tensione nei momenti giusti.
Questa sensazione di ostilità tra Louis e la sua famiglia continua fino al punto di rottura finale dove forse tutti i nodi verranno al pettine.
Cosa rende allora Juste la fin du monde grande cinema?
La capacità di Dolan di creare immagini evocative, usando le mani di un bambino per coprire gli occhi di qualcuno. E ancora di utilizzare degli oggetti che portano alla mente del protagonista un ricordo, un momento in cui era realmente felice, condiviso con qualcuno che era importante per lui.
Francesco S.



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