Un progetto difficile e ambizioso.
Un progetto inseguito per 28 anni, questo Silence, che Martin Scorsese ha iniziato e poi accantonato, poi portato a termine proprio come lui voleva.
Siamo nel 600.
Due padri gesuiti portoghesi,padre Rodrigues(Andrew Garfield) e padre Garupe(Adam Driver) si recano in Giappone alla ricerca del loro mentore, padre Ferreira(Liam Neeson), che si dice abbia rinnegato la propria fede dopo anni come missionario nel paese del sole, a causa delle repressioni messe in atto dal governo giapponese nei confronti dei cristiani.
Scorsese torna a parlare di religione, dopo "L'ultima tentazione di cristo"(1988) e "Kundun"(1997), e lo fa prendendo spunto dal libro " Silenzio" di Shūsaku Endō.
Un film interessante, ambiguo che esplora il silenzio di Dio attraverso gli occhi di padre Rodrigues, che indaga le ragioni della fede, e le mette a confronto con un mondo e una cultura antichissima come quella giapponese. Il contrasto è forte e la misticità che nasce da alcuni dialoghi è elevata.
La regia di Scorsese è curata e porta al film un ritmo crescente che cade però nell'ultima parte. E' un film ben diretto, ma tutti sappiamo che Scorsese ha creato di meglio. Resta però la sua forza nel creare immagini e sequenze evocative che lasciano senza parole ed è in quelle sequenze che il film tocca la profondità massima.
La fotografia di Rodrigo Prieto ti immerge completamente nell'epoca coadiuvata dal reparto sonoro che si poggia sull'utilizzo del silenzio e dei suoni ambientali, senza introdurre nessun tema musicale o canzone che non venga suonato all'interno della pellicola: il risultato è strabiliante.
Le scenografie e i costumi del nostro Dante Ferretti danno realismo al tutto: strabiliante è la ricostruzione di Macao e dei suoi cunicoli.
La scelta del cast è ottima:Adam Driver in un ruolo quasi da comparsa è il più credibile nei panni di un gesuita, la sua interpretazione e il suo impegno(per il ruolo ha perso più di dieci chili) dimostrano la bravura di quello che sarà un grande attore. Andrew Garfield, che è il vero protagonista, ha il compito di portare in scena il profondo dubbio di fede che gli viene in seguito alle torture che la povera gente subisce in nome di Dio. Questo è il ruolo che credo lo promuoverà nell'olimpo dei grandi attori, tenendo conto che quest'anno è nella rosa dei papabili candidati all'oscar sia con "Silence" che con "Hacksaw Ridge" di Mel Gibson.
Ma è il personaggio di Liam Neeson quello che colpisce di più. Pur comparendo nella parte finale del film, la sua presenza si sente e l'incontro/scontro con il personaggio di Garfield è il momento che dà senso al film. Anche gli attori Giapponesi sono ben diretti ad eccezione del personaggio dell'inquisitore che è troppo macchiettistico e piatto.
Scorsese ci consegna un film dove tutti hanno torto e ragione, tornando ad esplorare il limite tra grandi forze come solo lui sa fare: come in "The Departed" rappresenta la linea sottile che intercorre tra bene e male, in "Shutter island" tra sanità mentale e pazzia e in "The wolf of wall street" tra giusto e sbagliato , in Silence mette in scena il tormento di padre Rodigues nei confronti dell' ingiustizia ma soprattutto l'ambiguità e l'arroganza delle missioni gesuite che professavano l'amore ma al tempo stesso erano chiuse nella loro concezione di unica fede vera, senza arrivare a concepire una cultura al di fuori di quella europeo/cristiana come una cultura ugualmente importante.
Francesco S.



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