Gulliermo del Toro ci riesce, di nuovo.
Dopo "Il labirinto del fauno" del 2006(successone a cannes e figurone agli oscar) sbarca a Venezia con The Shape of Water e incanta tutto Lido.
La storia è ambientata durante la guerra fredda e vede come protagonista Elisa, una donna muta che lavora per le pulizie di uno stabilimento governativo segreto.
Un giorno viene mandato dal governo il Signor Strickland, che arriva portandosi dietro una capsula contenente un mostro mezzo umano mezzo pesce, e forse tra Elisa e il mostro nascerà un amicizia.
La macro trama politica della guerra fredda è molto interessante e racconta la famosa corsa allo spazio, lo spionaggio, la segretezza e il clima pesante di quel periodo.
Tutti i personaggi sono ben sviluppati, partendo dai due protagonisti Elisa e la creatura, interpretati rispettivamente da Sally Hawkins e Doug Jones. Il film è incentrato interamente su Elisa, i suoi sogni, le sue emozioni e le sue paure.
Micheal Shannon è un villan coi fiocchi, soprattutto per la presenza scenica, mentre Octavia Spencer e Richard Jenkins riescono a farti sorridere molte volte.
La regia è creativa,straripante,divertente e appassionata, e la rivisitazione dark di questa America è una gioia per gli occhi, con una Baltimora che ricorda un po' Parigi, un po 'le tipiche citta dei film di Tim Burton.
Del Toro è bravo a giocare con ironia e fantascienza velata. Fa ridere, fa emozionare, omaggia il cinema e costruisce una scena magistrale per sottolineare come si senta Elisa con la creatura, raffigurando due solitudini che si incontrano.
In tutto questo si vede il cuore di Del Toro, il suo amore per il cinema di genere e non, la sua voglia di sperimentare donando allo spettatore una tenerezza attraverso la bellissima "favola" che lo conquista e lo affascina.
Un film indimenticabile.


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