Scappa-Get Out, Recensione film



Vedendo Get Out, si rimane colpiti dal suo non essere un horror tipico, con jump scare e immagini violente. Ciò che spaventa in Get Out sono le situazioni, le frasi che vengono dette e la sua attinenza alla realtà, a cui manca solo un passo per avvicinarsi a quella del film.

Siamo negli Stati Uniti post-Presidenza Obama e Chris Washington va a passare il fine settimana a casa dei genitori della fidanzata.

Chris è preoccupato perché i genitori non sanno che è afroamericano e ha paura possano non accettare la relazione con la loro figlia. Rose rassicura Chris sull'apertura mentale dei suoi genitori e sul fatto che avrebbero votato Obama una terza volta se fosse stato possibile.

Jordan Pelee maschera un messaggio critico verso i liberal democratici e i perbenisti all'interno dell'archetipo dell'horror, facendo salire tensioni e preoccupazioni e inserendo vari riferimenti e citazioni alla cultura popolare.

Veniamo trasportati all'interno di questa casa dove incontriamo gente che ci spiazza per i modi di fare e di cui solo poi capiamo le reali intenzioni.

Nel film viene amalgamata una varietà di generi che spazia dal thriller all'horror aggiungendo una linea umoristica cupa.

Tutti gli attori sono in parte e Daniel Kaluuya riesce a rendere paura, rabbia e disgusto. La fotografia è molto fredda e asciutta creando un'aura di mistero. La colonna sonora è composita e crea un commento azzeccato senza mai annoiare.

Pelee riesce quindi a costruire attraverso questo comparto tecnico e ad una regia tagliente e puntuale, un film di critica sociale forte e serrato in cui il punto forte sta sulla sceneggiatura frizzante, diretta e ricca di possibili riletture e significati.

Pelee affronta e sottolinea la paura dell'incomprensione e della finta tolleranza, la sbagliata concezione di diversità di razza e la falsità del mondo nord americano che descrive come quasi in stato di regressione.











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