The Post, Recensione film

                                               
                                          "Andresti in prigione per fermare questa guerra?"



Siamo in piena guerra del Vietnam, un funzionario dello stato riesce a trafugare documenti segreti,
i quali provano che più di un presidente ha mentito sulle reali intenzioni di questa guerra.

I documenti arrivano al New York Times che inizialmente ne pubblica uno stralcio e la promessa di continuare a investigare.

Verranno poi citati in giudizio dal Governo degli Stati Uniti d'America per aver pubblicato segreti governativi.

The Post inizia sbattendoti in faccia una situazione confusa, la paura e la stanchezza della guerra e la voglia di provare a fermarla. Il Washington Post era solo un giornale locale che tentava la scalata attraverso il lancio nel mercato azionario.

Seguiremo quindi le vite e le decisioni di Ben Bradlee e Katherine Graham, rispettivamente caporedattore e editrice del Post. Bradlee fiuta lo scandalo e cerca di pubblicarlo dopo il blocco, da parte dello stato, del Times.

Spielberg mette in gioco una varietà di stili differenti, costruendo attraverso la regia un commento perfetto al film.Il montaggio crea un ritmo che cresce con l'avanzare del film. La sua regia è calma e attenta nei momenti di riflessione, ma si agita e corre dietro i personaggio nei momenti più concitati.

Vediamo le redazioni di due dei giornali più importanti di quell'epoca, sentiamo il rumore delle macchine da scrivere, delle stamperie, ne veniamo ispirati, seguiamo indagini, ricerche, pubblicazioni e scritture di articoli.

La sceneggiatura, scritta da Josh Singer(già sceneggiatore di "Spotlight") e Liz Hannah, risulta attuale, affrontando temi della libertà di stampa e della figura della donna negli Stati Uniti d'America. Infatti la vera protagonista del film è Katherine Graham che, interpretata magistralmente dalla Streep, raffigura la difficoltà di questa donna a capo di un importantissimo giornale mentre deve vedersela con uomini che non la ritengono capace.

Un film che parla anche dello stretto rapporto che intercorre tra giornalismo e potere; quanto si può essere vicini a una persona e poi scrivere di lei?. Un argomento difficile e spinoso, che viene approfondito e reso molto bene.
 La pellicola ci racconta anche la delusione dei due protagonisti nei confronti di alcuni politici che ritenevano migliori.

Da lodare le interpretazioni, da Tom Hanks a Meryl Streep fino ad arrivare a Bob Odenkirk.

Uno dei migliori Spielberg se si considerano i suoi ultimi film, che riporta in auge, come aveva fatto "Spotlight", la figura del giornalista che non si ferma davanti a niente, introdotta dal capolavoro "Tutti gli uomini del presidente" di Pakula.

La consacrazione di un grande giornale che farà la storia, la rappresentazione della donna come figura sociale di rilievo e la vittoria della libertà di stampa e di opinione, dell' informazione sull'oscurantismo.










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