“Sono profondamente commossa. Provata. Guardo il cielo sperando di poter incontrare il tuo sguardo. Non vedo nulla. Solo le luci accese della sala Darsena dove è appena terminato il film sulla tua morte.”
Le parole di Ilaria Cucchi in seguito alla proiezione del film.
Un fatto scottante. Una storia che nessuno avrebbe voluto raccontare, e forse neanche avrebbe dovuto. Sulla mia pelle, il film di Alessio Cremonini sul caso Cucchi é il miglior film possibile che si potesse fare, senza partitismi e racconti manichei.
Vediamo solo l’ ultima settimana della vita di Stefano (interpretato da Alessandro Borghi) e ne seguiamo tutto il percorso dall’arresto, fino alla prematura morte.
Un film difficile, che indaga il tema della violenza senza mai mostrarla, rendendo cosi l’impatto più drammatico e reale.
Cremonini mette in gioco una regia fatta di quadri statici e intensi, pronti a catturare la sofferenza senza mai cadere nello stucchevole.
Il valore aggiunto del film sono però le interpretazioni, a partire da uno strabiliante Alessandro Borghi.
La sua è una trasformazione fisica, un’interpretazione che parte dall'animo e che si esprime in maniera violenta pur restando praticamente quasi fermo per tutto il film. Gioca ancora una volta, come nei suoi ultimi film, con la voce, mostrando un grande lavoro di immedesimazione.
La sceneggiatura e la narrazione scorrono lineari, il film pecca solo in questo punto, con qualche calo di ritmo prima del finale. Un finale che commuove e colpisce, a cui seguono immagini di repertorio che consolidano il messaggio.
Il racconto di un uomo, dei suoi sbagli e dell’ingiusta pena che ha dovuto subire.


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