L'idea di Sarah Marx, la regista di questo film è chiara, ossia mostrare quanto è dura la vita di Ulysse, un ragazzo uscito dalla prigione, in cerca sola di una cosa, il denaro.
Le motivazioni che muovono Ulysse sono subito specificate: la madre ha una depressione cronica e i dottori dicono che non sta migliorando.
Ulysse non riesce a mantenere se stesso e la madre senza un lavoro ed una badante, ma ha bisogno di una grande somma di denaro, così insieme ad un amico tenta di mettere in atto un piano per guadagnare dei soldi "facili".
Il tentativo di Sarah Marx non è riuscito completamente. Per quanto la storia possa sembrare interessante durante la visione del film, col finale, quest'ultimo non lascia niente, forse, solo un senso di vuoto.
Lo spettatore capisce la situazione di Ulysse ma non riesce ad empatizare né con lui, né con il suo socio in affari.
Oltre a questo le scene fra di loro sembrano molto sconnesse, momenti dove lo spettatore dovrebbe provare angoscia, ansia, felicità o tristezza, restano piatte.
Un'altro difetto sta nel ritmo del film che non è equilibrato. La Marx da poca importanza alle scene fondamentali, passando subito alle successive quando invece poteve approfondire maggiormente.
Detto ciò, bisogna sottolineare che le intepretazione da parte degli attori non sono da buttare,in particolare da parte del giovane Sandor Funtek che speriamo di vedere presto in altri film e anche di Sandrine Bonnaire, la madre malata.
Voto: 6



Commenti
Posta un commento