Roma

Il ritorno di Cuaròn alla regia, dopo Gravity, è un ritorno personale e sincero.

Presentando Roma alla mostra, Cuaròn ci porta nel suo Messico, anni settanta e ci racconta la storia di una domestica di una famiglia borghese, narrandoci però anche la storia di un paese.

Il film scorre raccontando la quotidianità della vita di Cleo, della famiglia che serve e di tutto il microcosmo di personaggi che orbitano intorno a loro.

Tutto cambierà quando Cleo rimarrà incinta, portando il film ad evolvere.

Cuaròn, con la sua estrema classe registica ci porta nel Messico che ricorda, con dolore, dolcezza, gioia e un po’ di nostalgia. Indaga i vari strati della società in modo particolare e personale.

La sua mano si vede nei movimenti lenti e nelle carrellate morbide che costruisce sui personaggi. Interessante e curioso è l’utilizzo del bianco e nero, che mette quasi una barriera alla fruizione dello spettatore, ma che in realtà spinge i sensi di chi guarda a fare quel passo in più, con l’effetto riuscito di sentirsi effettivamente in quella casa, sentire gli odori, sentire i suoni, vivendo attivamente la visione.

L’ utilizzo di attori non professionisti infonde all'opera un'aura realistica.

In questa pellicola c’è tutto Cuaròn, con immagini che ricordano i suoi film precedenti alla svolta Hollywodiana e la sequenza centrale in cui sembra di rivedere "Figli degli uomini".

Una riflessione interessante, ricca e piena di pathos che porta alla commozione e tocca corde profonde.

Per questo Roma è un po’ come un ricordo. Felice o triste che sia, rimane e ti cambia.



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