Negli ultimi anni i remake Disney sono sempre appuntamenti curiosi e interessanti, perché pur nella loro facilità di riprendere classici amati dal pubblico, cercano di sperimentare nuove tecniche di animazione e di storytelling.L'ultimo remake, uscito da poco al cinema, va a toccare uno dei capolavori disney per eccellenza, il re leone, nato negli anni 90, nel pieno della rinascita della casa di topolino.
Un cult dell'animazione, per validità di scrittura, temi affrontati e approfondimento dei personaggi.
Paradossalmente questo remake e quello che cambia meno rispetto all'originale, non stravolge la storia e non inventa nuovi percorsi, aggiungendo spiegazioni e background ad alcuni personaggi.
Quello che salta subito all'occhio è la fantastica CGI con cui sono ricreati in fotorealismo tutti i protagonisti e gli animali delle terre del branco. Un lavoro di sperimentazione e creazione assurdo e di altissimo livello.
Questo crea pero un'inevitabile effetto straniante quando subentrano le parti cantate, vista la perdita di espressività dei personaggi rispetto all'originale. Il risultato potrebbe infastidire, ma in seguito ci si abitua.
John Favreau, già regista di successi come Iron man e Iron man 2 e del remake del libro della giungla, rispetta la splendida regia originale riprendendo quadri e immagini nella stessa maniera, non stravolgendo l'immaginario del pubblico.
La forza del film del 1994 era l'impianto shakespeariano che riprendeva dall'Amleto, e in questo remake viene spinto ancor di più su quella componente, amplificando i dissidi tra Scar e Mufasa.Se Mufasa rimane il possente re giusto e saggio, Scar viene reso ancor più cattivo e meno elegante dell'originale, legando il suo odio anche all'amore non corrisposto della regina Sarabi.
Nell'adattamento italiano gli unici a salvarsi sono Popolizio per Scar, che rende la lucida cattiveria del personaggio, e la coppia Edoardo Leo e Stefano Fresi per Pumbaa e Timon, che giovano dell'alchimia creatasi sul set della trilogia di "Smetto quando voglio". Bocciata invece la prova di Marco Mengoni e Elisa nei personaggi di Simba e Nala.
Possiamo concludere che come esperimento risulta riuscito in quanto porta la grafica CG a livelli altissimi. il film si lascia guardare, emoziona e riesce a coinvolgere i più piccoli , ma non potrà mai cancellare il ricordo del capolavoro del 1994 in chi è cresciuto con Simba e gli insegnamenti di Mufasa.



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