The irishman, Recensione film

Definire cosa sia The irishman non è semplice. Scorsese torna al gangster movie, ma lo affronta con un piglio diverso, più riflessivo, maturo e ragionato.


La storia raccontata muove da fatti avvenuti realmente intorno alla figura del sindacalista Jimmy Hoffa e ai suoi rapporti con la mafia italoamericana.
La storia è però raccontata dal punto di vista di Frank Sheeran, detto appunto Irishman.

La trama si intreccia e si aggroviglia tra scalata e mantenimento del potere, in diversi piani temporali che si alternano e ci raccontano una storia di amicizia e tradimento, di onore e forza.

Scorsese prende a piene mani da C'era una volta in America, fa ragionare i suoi personaggi con lo spirito del tempo, con la vita che scorre, i rimorsi e i rimpianti.

Pellicola di una durata monumentale, con le sue tre ore e mezza The irishman passa dal tipico film scorsesiano stile quei bravi ragazzi, per arrivare poi a costruire un gangster più tipico, come quelli di Coppola.

De Niro, dopo la prova da non protagonista in Joker, dimostra di riuscire a tenere un film sulle sue spalle, appoggiato ovviamente dalla coppia Joe Pesci e Al Pacino, che interpretano egregiamente i ruoli loro affidati.

Non c'è poi bisogno di sottolineare l'alto livello tecnico che si ha in tutta la pellicola. Soprattutto la tecnologia che permette ai tre attori di essere ringiovanito per interpretare i personaggi a diverse età. La fotografia è crepuscolare e qualifica una regia asciutta e snella.

Al netto però di un iniziò e di uno svolgimento valido ma non di elevata qualità, non essendo originale, ma richiamando a se cose che già abbiamo imparato a conoscere, rimane un'ultima ora finale strepitosa, malinconica e riflessiva che valorizza tutto il resto del film.

Un andamento lento e senile ci porta fino alla conclusione, rendendo tutta la pellicola il ricordo di un uomo a cui non è rimasto altro. 

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