The mountain è un film mascherato. Ossia il classico film da festival che forse ormai non piace più neanche ai festival.
Ci troviamo nel secondo dopoguerra, e seguiamo la vita dell’apatico Andy(interpretato da Tye Sheridan), che, orfano di madre, vive con il padre e lo aiuta nel lavoro in una pista da pattinaggio.
Alla morte del padre, un dottore( Jeff Goldbolum) esperto in malattie mentali ed amico del padre lo prenderà con se.
Seguiremo gli strani metodi del dottore per curare le malattie della mente attraverso elettroshock e lobotomia.
Chiariamo subito che il ritmo del film è specialmente lento, soprattuto nella prima parte fatta di pochi dialoghi e di immagini desolanti.
La fotografia è scarna e piena di colori denaturati e secchi. Il film è girato in 4/3 senza un apparente motivo.
La storia nel finale prende una virata che possiamo definire interessante ma che si conclude in un nulla di fatto.
Le interpretazioni per quanto macchiettistiche sono di livello e reggono lo schermo.
Il discorso poco prima del finale risulta eccessivamente pretensioso e filosofico con dei rimandi ai giganti della montagna di Pirandello.
Le scene con cui il film si conclude restituiscono tenerezza e nostalgia.
Il risultato è un insieme di personaggi interessanti e non, un’idea(quella del dottore che lobotomizza come espediente per indagare l’uomo) sprecata attraverso un intreccio e una sceneggiatura poco curata.
Quando la maschera di film da festival non basta.
Ci troviamo nel secondo dopoguerra, e seguiamo la vita dell’apatico Andy(interpretato da Tye Sheridan), che, orfano di madre, vive con il padre e lo aiuta nel lavoro in una pista da pattinaggio.
Alla morte del padre, un dottore( Jeff Goldbolum) esperto in malattie mentali ed amico del padre lo prenderà con se.
Seguiremo gli strani metodi del dottore per curare le malattie della mente attraverso elettroshock e lobotomia.
Chiariamo subito che il ritmo del film è specialmente lento, soprattuto nella prima parte fatta di pochi dialoghi e di immagini desolanti.
La fotografia è scarna e piena di colori denaturati e secchi. Il film è girato in 4/3 senza un apparente motivo.
La storia nel finale prende una virata che possiamo definire interessante ma che si conclude in un nulla di fatto.
Le interpretazioni per quanto macchiettistiche sono di livello e reggono lo schermo.
Il discorso poco prima del finale risulta eccessivamente pretensioso e filosofico con dei rimandi ai giganti della montagna di Pirandello.
Le scene con cui il film si conclude restituiscono tenerezza e nostalgia.
Il risultato è un insieme di personaggi interessanti e non, un’idea(quella del dottore che lobotomizza come espediente per indagare l’uomo) sprecata attraverso un intreccio e una sceneggiatura poco curata.
Quando la maschera di film da festival non basta.



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